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«La misurazione non funzionale non è opzionale: è strategica» Conversazione con Fabrizio di Cola

16 Giugno, 2025 | Lettura 6 min.

Durante il 1º Evento Metrico organizzato da GUFPI-ISMA il 16 maggio a Roma — evento sponsorizzato da Quanter — abbiamo avuto l’occasione di parlare con Fabrizio di Cola, Vicepresidente di GUFPI-ISMA e Chair del Non-Functional Sizing Standards Committee di IFPUG.

Con la sua consueta chiarezza e visione strategica, Fabrizio ha affrontato i principali temi legati all’introduzione delle metriche nelle organizzazioni, l’evoluzione del modello SNAP, la collaborazione con Quanter e il ruolo che l’intelligenza artificiale può avere nel trasformare la misurazione degli aspetti non funzionali da ostacolo operativo a vero vantaggio competitivo.

Intervista realizzata da Julián Gómez, CDAIO di LedaMC e Quanter. In italiano, con sottotitoli disponibili in spagnolo e inglese

Fabrizio di Cola: È un piacere.

F.C.: Ok, sono preparato.

F.C.: Guarda, fai la domanda alla persona sbagliata, perché in Italia io sono ingegnere: nella facoltà di ingegneria noi diciamo che facciamo le battute da ingegneri, no? Però, in realtà, bisogna essere interessati a certe tematiche, perché bisogna sviluppare una sensibilità che solo con l’interesse e con la passione per certe tematiche si riesce ad avere, insomma.

F.C.: Allora, principalmente la misurazione, una volta concordato uno standard con un cliente, per esempio, porta ad avere un linguaggio standard, indipendente dalla cultura che ha il cliente o che ha un fornitore, che permette di dimostrare i costi senza criticità e diminuendo la conflittualità sia con un cliente sia con un fornitore. E questo quanto vale per un’azienda? Tanto.

F.C.: Allora, il principale ostacolo per un’azienda che, in un certo momento, non utilizza le metriche, è la cultura. Bisogna fare un forte lavoro di sensibilizzazione culturale, soprattutto del management, perché introdurre le metriche non costa zero, e quindi bisogna implementare un cambio organizzativo, un cambio di processi e una pianificazione reale per arrivare all’obiettivo, che è quello di utilizzarle in maniera diffusa. Quindi, il primo passo è proprio quello della sensibilizzazione culturale del management, per permetterti di avere il commitment e realizzare un programma realistico di introduzione delle metriche.

F.C.: Si.

F.C.: Dalla mia esperienza, ma anche da una survey che abbiamo fatto in IFPUG, è venuto fuori che una delle principali cose che dovevamo fare su SNAP era definire un metodo di stima. Perché, nella mia esperienza, l’introduzione di SNAP è un percorso, e uno deve fare anche delle stime del non funzionale a livello di proposta, quando fa la proposta economica al cliente.

F.C.: E la collaborazione con Quanter e la disponibilità di questi dati ci aiuterà proprio a definire una maniera strutturata per stimare SNAP, che ad oggi non c’è. Speriamo, insomma, nella collaborazione, di riuscire a trovare una via che permetta sia una stima strutturata sia la possibilità, in alcuni contesti, di misurare SNAP in maniera un po’ più veloce.

Quindi, l’insieme di queste cose, speriamo, ci porti a questo risultato.

F.C.: Nel lavoro quotidiano, è, come dicevo prima, che uno deve vedere l’introduzione di SNAP come un cambiamento organizzativo.

Perché, nel lavoro quotidiano, non cambia tanto la misurazione in sé, ma lo skill del misuratore. Un po’ di differenza c’è tra il misuratore di function point e il misuratore di SNAP.

F.C.: E una volta che uno riesce a superare questo ostacolo, dopodiché la misurazione con SNAP è come la misurazione di function point: cambiano i deliverable da quelle parti, cambia il modo con cui lo fai, però poi, dopo, function point o SNAP, sostanzialmente la misurazione è la stessa.

F.C.: Sì, sì, è assolutamente superato questo gap, che è la figura del misuratore SNAP: non è detto che sia del tutto coincidente con quello del misuratore Function Point, ma assolutamente è del tutto analogo; il lavoro è del tutto analogo.

F.C.: Eh diciamo che la Agile, DevOps in generale, è un cambio culturale organizzativo simile a quello che abbiamo parlato nell’introduzione delle metriche. La cultura, no?
Però poi dopo le aziende non c’hanno bisogno solo del la bandierina, vogliono dei risultati

F.C.: Se tu non misuri, anche in un progetto agile, e misuri solo il progetto tradizionale, non saprai mai quali sono i risultati che hai raggiunto.

Per esempio, utilizzando gli story point, non sono confrontabili: non puoi fare dei KPI per capire come sta andando l’introduzione dell’agile o del DevOps.

F.C.: “Va bene” è il KPI perfetto!

F.C.: Invece, con le metriche, uno può, misurando, creare qualcosa di oggettivo e comparabile, che ti permette anche di fare delle scelte strategiche a livello aziendale sull’andamento dell’introduzione di un framework, per esempio di un altro – Agile oppure anche un altro..

F.C.: Allora, la certificazione è un ruolo cruciale perché io parlo, ovviamente, e conosco il mercato italiano, dove la partecipazione a gare può essere strutturata solo tramite la richiesta di una certificazione, perché poi IFPUG riconosce la qualità del misuratore tramite la certificazione. Quindi è un ruolo chiave, un ruolo chiave proprio per guidare non tanto la singola azienda, ma proprio il mercato verso l’introduzione di un modo di misurare la parte non funzionale.

F.C.: E con i KPI, giusto.

F.C.: Allora, secondo me il principale vantaggio per un esperto di metriche dell’IA è come avere un collega vicino, è come avere un collega vicino, cioè una persona con cui ti puoi confrontare e che fa anche una parte del tuo lavoro, magari anche più velocemente.

F.C.: Perché in futuro magari farà anche il caffè, però per un misuratore è importante, perché aumenta la produttività del misuratore, anche solo per la velocità con cui fa certe cose. Poi, ancora, diciamo dall’esperienza che c’ho, il misuratore non sarà sostituito dall’IA: il suo lavoro sarà integrato dall’IA per aumentarne la produttività e migliorarne anche la qualità.

F.C.: È una condizione che, alla fine, tutto il mondo dovrà utilizzare strumenti di un certo livello di IA.
Come fanno tutti, anche i ragazzi magari lo utilizzano per tante cose.

F.C.: Sicuramente.

F.C.: Sì, perché c’è un punto: l’automazione delle misurazioni deve passare necessariamente tramite la comprensione dei requisiti. Quindi l’intelligenza artificiale lo permette. Può aiutare sia la qualità, nella giustificazione della misurazione tramite l’aggancio col requisito non funzionale, sia tramite la misurazione vera e propria, perché ovviamente SNAP, misurando la soluzione al requisito non funzionale, ha diversi deliverable su cui l’intelligenza artificiale può ragionare e automatizzare una parte della misura.

F.C.: Allora, per un uomo italiano è come parlare della mamma o della figlia, diciamo, quando parliamo delle squadre. Io, essendo di Roma, posso solo tifare Lazio. Vivo in un quartiere dove è nata la Lazio, quindi assolutamente Lazio.

F.C.: Grazie a voi per l’intervista.

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